È un oceano per vecchi

Correva l’anno

Siamo alla fine degli anni 60, anni in cui i grandi movimenti di massa degli studenti, degli operai e dei gruppi etnici minoritari interessano quasi tutti i Paesi del mondo con la loro forte carica di contestazione contro i pregiudizi socio-politici.

La Gran Bretagna è uno dei paesi protagonisti di questi movimenti, e nelle università con tradizione progressista, impegnata e filolaburista, come la London School of Economics (LSE), le contestazioni hanno come temi centrali la lotta all’imperialismo e al razzismo. Fuori dalle università si producono alcune clamorose novità che interessano innanzitutto la cultura e il costume dei giovani. Dal movimento dei giovani arrabbiati, passando dalle prime bande giovanili dei rockers e dei mods, per poi arrivare all'esplosione del fenomeno Beatles; i giovani inglesi si ribellano al modo di vivere dei loro padri e trovano nella musica rock e pop il linguaggio capace di esprimere la loro rivolta.
In quegli anni Francis Charles Chichester, a 65 anni, con il suo ketch Gypsy Moth IV, parte il 27 agosto 1966 da Plymouth e vi ritorna dopo 274 giorni, il 28 maggio 1967, dopo aver compiuto il giro del mondo fermandosi unicamente a Sydney, in Australia. L’impresa di Chichester ha un incredibile eco mediatica e al rientro in patria Francis viene acclamato come un eroe. In una Londra addobbata a festa, la Regina Elisabetta II, lo proclama baronetto, ed usa per la cerimonia la stessa spada usata secoli prima per nominare cavaliere un altro Francis, il celebre Drake, primo inglese a circumnavigare il globo.

Nel 1967 Chichester è celebrato anche con un francobollo da uno scellino, che lo ritrae a bordo della sua Gypsy Moth IV, raro onore tra i vivi e non di sangue reale.
Nel 1968, sulla scia del successo mediatico ottenuto da Francis Chichester il giornale inglese “Sunday Times” decide di organizzare, e sponsorizzare, un giro del mondo in solitario e senza scali, percorrendo quella che è anche nota come rotta dei Clipper, la rotta che passa per i famosi capi dei mari del sud: Capo di Buona Speranza, in Sud Africa, Capo Leeuwin in Australia, ed il temutissimo Capo Horn punta meridionale fra Cile ed Argentina; Il premio è ricco e duplice, un globo d’oro per il primo e 5.000 sterline (circa 100.000 euro di oggi) per il più veloce.


La rotta dei Clipper


Prima dell’avvento dei motori a vapore marini e della costruzione dei canali di Panama e Suez, le compagnie delle indie sia Olandesi che Inglesi, utilizzavano rotte a sud del 40 parallelo, per sfruttare i venti che soffiano da ovest a est in queste zone.
Andare dall’Inghilterra all’Australia e Nuova Zelanda e ritornare passando da Capo Horn, era il modo più veloce di circumnavigare il globo terrestre, e dava la possibilità ai capitani dei clipper di guadagnare di più trasportando i loro preziosi carichi in minor tempo. I clipper, con le loro vele quadre, e con il loro armo sovradimensionato, riuscivano ad essere veloci solo con la andature portanti per questo era fondamentale all’epoca navigare con il “vento in poppa”, e, sempre per lo stesso motivo, le rotte venivano tracciate in base alla direzione dei venti predominanti.   

L’altro lato della medaglia, di questa rotta che passa a sud dei grandi capi, quasi toccando l’oceano Antartico, era il rischio legato ai forti venti, alle onde enormi e agli iceberg. Un vecchio detto dei marinai che navigavano a queste latitudini dice: “sotto i 40 gradi sud non c’è legge e sotto i 50 gradi sud non c’è Dio”. Questa combinazione di velocità, rischio e grandi ricompense ha contribuito a far crescere il mito romantico di questa rotta, mito che si è conservato intatto fino ai giorni nostri, ora che la rotta viene soprattutto usata per scopi sportivi anziché commerciali.
Ma torniamo al 1968 e alla Golden Globe Race, il regolamento è semplicissimo si considera in regata chi parte per il giro del mondo da un qualsiasi porto del Regno Unito tra il 1° giugno e il 31 ottobre 1968 (data imposta per evitare l’inverno australe). La rotta è quella scelta da Chichester l’anno prima, che prevede di, percorrere l'Oceano Atlantico verso sud, superare il Capo di Buona Speranza presso Città del Capo, in Sudafrica, percorrere tutto l'Oceano Indiano verso l'Australia, oltrepassarla, proseguire lungo l'Oceano Pacifico meridionale, doppiando Capo Horn, punta meridionale del continente americano, e poi risalire l'Atlantico per far ritorno in Inghilterra.

Sunday Times Golden Globe Race 1968

Alla regata prendono parte 9 skipper, quasi tutti del regno unito, due con un passato nell’Esercito Britannico e due nella Marina, un capitano della Marina Mercantile, due francesi, un italiano, Alex Carozzo, ed un tecnico elettrico, Donald Crowhurst che decide di partecipare alla competizione solo per il premio, a causa delle gravi difficoltà economiche in cui versa la sua famiglia e la sua azienda, e che deve ipotecare la casa e persino la sua stessa barca per partecipare alla competizione.
Già durante il primo attraversamento dell’Atlantico 5 partecipanti sono costretti ad abbandonare la regata, quasi tutti per problemi con l’imbarcazione tranne il nostro Giovanni Carozzo che deve ritirarsi a causa di un’ulcera allo stomaco, che lo costringe a sbarcare a Lisbona per essere ricoverato. Degli altri 4 rimasti, il primo a risalire l’Atlantico in vantaggio è Nigel Tetley, 45 anni, nato in Sudafrica, ma inglese d'adozione e capitano della Marina britannica. 
Donald Crowhurst con il suo trimarano Teignmouth Electron
Nigel spinge al limite il suo Victress, già danneggiato dagli Oceani meridionali, quando sente via radio Crowhurst avvicinarsi progressivamente e naufraga il 21 maggio a sole 1000 miglia dall’arrivo, ottenendo però il primato della circumnavigazione del globo su un trimarano. Le informazioni trasmesse da Crowhurst e riprese dai media sono mendaci, infatti Donald, imbarcatosi nell’impresa per salvare dal fallimento la sua società, si rende presto conto dell’impossibilità di affrontare i tempestosi mari del sud con una barca varata in ritardo e già danneggiata poco dopo la partenza e decide di vagare in acque tranquille, fornendo via radio posizioni false in attesa di riprendere trionfante la via di casa. Donald cade vittima della sua menzogna e dopo il naufragio di Tetley inspiegabilmente interrompe ogni tipo di comunicazione con la terraferma, e sparisce in mare, la sua barca viene trovata alla deriva il 10 luglio del 1969, con dentro tutti i suoi diari, e alcuni video da lui ripresi durante il periodo di navigazione, ma di lui nessuna traccia. Rimangono in gara Bernard Moitessier, 45 anni, navigatore e scrittore francese, vero lupo di mare, e Robin Knox-Johnston, 28 anni, capitano della Marina mercantile britannica ed esperto di vela. Sulla rotta di ritorno verso la meta finale appaiono evidenti le differenti motivazioni che hanno spinto i due marinai a partecipare all’impresa, per il francese “il viaggio è tutto e la destinazione è nulla”, mentre per il britannico è proprio il raggiungimento del traguardo, della “destinazione” la ragione del sublime sacrificio. Bernard, partito due mesi dopo Robin, il 22 Agosto 1968, a meno di due settimane di navigazione dal britannico, quando si trova nell'atlantico del sud per risalire verso l'inghilterra, decide di compiere un altro mezzo giro del mondo prima di fermarsi, gira la prua e, mentre fa rotta di nuovo a sud-ovest, manda un messaggio a moglie e figli rimasti in francia e al mondo intero “È mia intenzione continuare la navigazione, senza fermarmi, verso le isole del pacifico, dove c’è sole in abbondanza e maggiore pace che in Europa. Vi prego di non pensare che questo sia il tentativo di battere un record. ‘Record’ è una parola molto stupida in mare. Continuo perché sono felice in mare, e forse anche per salvare la mia anima”. Bernard arriverà a Tahiti il 21 giugno del 1969 dopo aver circumnavigato di nuovo Capo di Buona Speranza e C
apo Leeuwin in Australia .
Robin Knox-Johnston sulla sua barca Suhaili
Robin Knox-Johnston, unico partecipante rimasto, completò l’impresa il 22 Aprile 1969, ritornando a Falmouth 312 giorni dopo la partenza del 14 Giugno 1968, aggiudicandosi il globo d’oro e il premio in denaro che donò alla famiglia di Donald Crowhurst.

La Golden Globe Race del cinquantenario

Per celebrare il cinquantenario della prima Golden Globe Race, nel 2018 viene organizzata una seconda edizione del giro del mondo in solitario senza scalo, con partenza da Les Sables-d'Olonne, in Francia, il 1 Luglio del 2018.
L’idea 
è quella di replicare l’impresa di Sir Robin Knox-Johnston e degli altri 8 skipper della prima edizione, quindi i partecipanti sono obbligati a navigare su yacht e attrezzature simili a quelli che erano disponibili nel 1968. Guidato dalle regole elencate di seguito, il comitato organizzatore ha ristretto la partecipazione a 22 tipi di imbarcazione: Westsail 32 • Tradewind 35 • Saga 34 • Saltram 36 • Vancouver 32 & 34 • OE 32 • Eric (sister ship to Suhaili) • Aries 32 • Baba 35 • Biscay 36 • Bowman 36 • Cape Dory 36 • Nicholson 32 MKX-XI • Rustler 36, Endurance 35, Gaia 36, Hans Christian 33T, Tashiba 36, Cabo Rico 34, Hinckley Pilot 35, Lello 34, Gale Force 34. Tutte queste barche hanno le seguenti caratteristiche:
  • Costruzione in vetroresina
  • Progettate prima del 1988, e un minimo di 20 barche di serie costruite dallo stesso stampo
  • Lunghezza complessiva tra i 32 e i 36 piedi, non considerando le appendici.
  • Chiglie a tutta lunghezza con timoni attaccati al bordo posteriore.
  • Stazza minima di 6,2 tonnellate.
La barca scelta da un terzo dei partecipanti è  il Rustler 36 dei cantieri Orion Marine di Falmouth, addirittura i primi 3 classificati hanno tutti scelto il Rustler per compiere il giro intorno al mondo.
Il Rustler 36 è stato progettato da Holman e Pye negli anni 70, per essere un fast-cruiser versatile e capace di navigare in qualsiasi condizione. È una barca con un baglio relativamente stretto, quindi sotto coperta non è spaziosa quanto gli yacht con un baglio importante, ma la perdita di volume è, per la maggior parte degli skipper, più che compensata dalla sua capacità di navigazione, specialmente in condizioni meteorologiche avverse.
Alla partenza dell’edizione 2018 prendono parte 18 skipper da 13 nazioni differenti, ma si sa, le difficoltà sia per gli uomini che per le barche sono molte ed in 9 si ritirano prima di superare Capo di Buona Speranza, altri 2 non riuscirono ad oltrepassare l’Australia, mentre Susie Goodall la più giovane del gruppo, a 28 anni si ritira dopo aver disalberato a 2000 miglia da Capo Horn.
A Dicembre del 2018 sono in 6 gli skipper rimasti in gara. Il russo Igor Zaretskiy, nato a Yroslavl sulle sponde del Volga, decide di fermarsi il 10 Dicembre ad Albany in Australia per rimuovere lo strato di cirripedi che si era formato sullo scafo e che rallentava la sua navigazione.

In una gara così impegnativa anche un piccolo errore, come dimenticarsi di passare l’antivegetativa, si paga caro, e, secondo regolamento, avendo fatto uno scalo, Igor passa alla classe Chichester e non può più qualificarsi per la Golden Globe.
Rimangono i 5 che completeranno la Golden Globe, il più anziano è il settantatrenne francese Jean-Luc van den Heede mentre il più giovane è l’olandese quarantunenne Mark Slats, gli altri sono l’estone Uku Randmaa di 56 anni, l’americano Istvan Kopar di 66 anni e il finlandese Tapio Lehtinen di 61 anni.
Jean-Luc van den Heede, detto VDH, aveva 23 anni all’epoca della prima Golden Globe, e nel 1977 completava la sua prima mini transat al 2 posto. Da esperto navigatore qual è, ha la consapevolezza delle difficoltà che incontrerà durante i quasi 7 mesi di navigazione in solitario, per questo la sua strategia è semplice ma efficace, farsi trovare alla partenza in buona salute e con la migliore barca, per poi vivere la regata giorno per giorno vivendo le stesse emozioni e sentimenti di quanti lo avevano preceduto in questa avventura intorno al mondo.
VDH 
è il primo a completare il giro del mondo, arrivando al porto di partenza il 29 Gennaio del 2019, due giorni prima del secondo. Ha 73 anni, quasi coetano di Sir Robin Knox-Johnston, che aveva vinto la gara 50 anni prima (i due hanno 6 anni di differenza).
Nonostante la gara è caratterizzata da un gusto retrò che vieta l’utilizzo di moderne tecnologie, probabilmente le differenze dei mezzi e delle esperienze di navigazione accumulate in 50 anni di nautica si fanno sentire, e Jean-Luc riesce a completare il giro impiegando 101 giorni in meno del detentore del titolo.
Ci sono molti spunti su cui riflettere pensando a questa impresa, lunga mezzo secolo. Il primo è che solo 200 marinai hanno doppiato Capo Horn e gli altri grandi capi dei mari del sud navigando in solitario, se si considerano i 700 astronauti che fino ad oggi sono stati nello spazio, si ha un’idea dell'unicità dell’avventura intrapresa da Chichester ed i suoi accoliti. Il secondo è che "se stai in barca è molto più utile avere il morale alto che la forza fisica". La maggior parte dei protagonisti della GGR non sono più giovani da un pezzo, ma la navigazione in solitaria impegna più la testa che il fisico, ed è in questo senso democratica; completare un giro del mondo in solitario, nei burrascosi mari del sud è sicuramente un’impresa fisicamente impegnativa, ma lo è ancora di più dal punto di vista mentale, quindi alla fine l’esperienza e la preparazione contano di più dell’atleticità. Il terzo è la diversa percezione che si ha del tempo e dello spazio navigando a vela. Siamo abituati a muoverci in poche ore da un punto all’altro del nostro pianeta, partendo per viaggi verso mete che reputiamo esotiche, ma alla fine saltiamo da una città ad un altra, da una zona urbana all’altra, e, se ci avventuriamo nella natura, lontano dalla presenza umana, non lo facciamo per più di qualche ora. Navigare a vela intorno al mondo invece vuol dire prendersi del tempo, vedere posti remoti e altrimenti irraggiungibili, nuotando e volando al tempo stesso tempo, sospesi tra il mare e il cielo, con il mezzo anfibio più bello che c’è, la barca a vela.

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